PARCO DELL'ARTE

Nella Riviera Est dell'Idroscalo di Milano, il Parco dell'Arte è un museo permanente a cielo aperto che celebra l'arte contemporanea in uno scenario naturale unico. Nasce da un progetto del compianto Cesare Cadeo e da Ugo Maria Macola tutt’ora direttore.
Il Parco si estende per oltre un chilometro ospitando un'esposizione di sculture firmate da artisti di fama internazionale. Questa simbiosi di arte e natura ha trasformato l'Idroscalo in uno dei primi giardini pubblici di scultura in Italia, un centro culturale di richiamo internazionale.
Il Parco è stato realizzato grazie alla collaborazione con prestigiose istituzioni: innanzitutto l’Idroscalo della Città Metropolitana di Milano che lo ospita, la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, l'Accademia di Belle Arti di Brera, l’Associazione Amici dell’Accademia di Brera, lo Studio Copernico, l’Associazione OverArt, tutti i meritevoli prestatori delle opere in comodato d’uso e con il fondamentale sostegno della Fondazione Cariplo.
Visitare il parco non è solo un viaggio tra le sculture, ma un invito a scoprire un universo di creatività e innovazione in un contesto naturale unico.

Ferro e marmo
320 x 550 x 270 cm
Il marmo suggerisce l’idea di un breve sentiero sghembo, per giungere Sulla soglia. Qui si manifesta il residuo di un rifugio minimo, formato da lastre piane e stacchi verticali di ferro consumato dal tempo.
Alberto Ghinzani
(1939 – 2015)
Nato a Valle Lomellina nel 1939, è stato allievo di Marino Marini all’Accademia di Belle Arti di Brera dove si è formato. Dal 1966 espone a Milano e Roma ma anche all’estero in particolare in Germania e Svizzera. Realizza diverse opere per gli spazi pubblici a Lecco, Acqui Terme, Genova e Bellinzona. La sua installazione Il tempo sulla soglia è presente nel giardino delle sculture del MART di Rovereto. Ha ottenuto riconoscimenti come il Premio Isimbardi dalla Provincia di Milano nel 2009 e nel 2011 l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano.

Ferro
250 x 250 x 100 cm
L’opera, composta da materiali in parte recuperati e saldati, pare voler consolidare equilibrio, dinamicità e integrità materica: temi fondamentali nella poetica dell’artista.
Alex Corno
Nasce a Monza nel 1960, attualmente vive a lavora tra Milano e Dallas.
Nel 1982 si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo dieci anni di insegnamento alle scuole statali, decide di dedicarsi completamente alla sua carriera artistica. I suoi lavori sono esposti n Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra, Messico e Stati Uniti.

Bronzo
224 x 100 x 201 cm
La scultura è stata realizzata dopo un viaggio in Grecia dell’artista, che riprende la figura del centauro, metà uomo e metà cavallo, inserendola pienamente nel suo discorso poetico sulle possibili sintesi e doppiezze del corpo e dell’anima.
Augusto Perez
(1929 – 2000)
Nato nel 1929 in Sicilia, a sette anni con la sua famiglia si trasferisce a Napoli dove, dopo gli studi, diventa assistente e poi titolare alla cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1956 e nelle edizioni del 1960 e del 1966. Le sue opere sono esposte al Museo Rodin, alla Galleria d’Arte Moderna di Parigi, alla Columbia University di New York, alla Biennale di Anversa e alla Tunnard Gallery di Londra.
NON PIÙ ESPOSTA

Bronzo
102 x 140 x 238 cm
La Meridiana nasce dalla groppa di un cavallo che troneggia sull’uomo, il quale però gli punta contro un dito inquisitore per imporre la propria intelligenza e libertà. L’artista, con questa scultura, affronta il tema, a lui caro, della forza della natura e dell’ineluttabile scorrere del tempo.
Augusto Perez
(1929 – 2000)
Nato nel 1929 in Sicilia, a sette anni con la sua famiglia si trasferisce a Napoli dove, dopo gli studi, diventa assistente e poi titolare alla cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1956 e nelle edizioni del 1960 e del 1966. Le sue opere sono esposte al Museo Rodin, alla Galleria d’Arte Moderna di Parigi, alla Columbia University di New York, alla Biennale di Anversa e alla Tunnard Gallery di Londra.
NON PIÙ ESPOSTA

Bronzo
247 x 124 x 275 cm
Nell’opera nata dalla collaborazione con il gallerista Lucio Amelio, la figura del cavallo diventa un simbolo di costrizione e sofferenza, ma anche, allo stesso tempo, non fa rinunciare alla speranza e al desiderio. Pérez affronta il tema della forza della natura e dello scorrere del tempo.
Augusto Perez
(1929 – 2000)
Nato nel 1929 in Sicilia, a sette anni con la sua famiglia si trasferisce a Napoli dove, dopo gli studi, diventa assistente e poi titolare alla cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1956 e nelle edizioni del 1960 e del 1966. Le sue opere sono esposte al Museo Rodin, alla Galleria d’Arte Moderna di Parigi, alla Columbia University di New York, alla Biennale di Anversa e alla Tunnard Gallery di Londra.
NON PIÙ ESPOSTA

Ferro verniciato nero
700 x 1200 x 520 cm
Continuità è un’opera che ben rappresenta la piena maturità artistica di Ramos. L’opera è ideata per rapportarsi con gli spazi urbani e colpisce la plasticità che sembra voler liberare la scultura dal peso della materia.
Carlo Ramous
(1926 – 2003)
Nato nel 1926 a Milano, nel 1938 si trasferisce a Bologna e frequenta il liceo artistico dell’Accademia di Belle Arti. Negli anni ‘40 si scrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove studia con Marino Marini. Nel 1956 ha realizzato la sua prima mostra personale alla Galleria il Milione, da qui inizia il suo percorso decennale che sfocia nelle sue opere di ferro di grandi dimensioni degli anni ‘70. Da ricordare la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972, l’esposizione Sculture contemporanee nel contesto urbano del 1973 e infine Mostra nello spazio urbano del 1974 a Milano. Dal 2006 è inserito tra i benemeriti al Famedio presso il Cimitero Monumentale di Milano.

Ferro verniciato nero
235 x 290 x 136 cm
Lo schermo, simbolo del nostro tempo, diventa l’elemento attrattore in cui anche le forme più solide e architettoniche tendono a inclinarsi, diventando così una metafora della società dipendente dalle narrazioni tecnologiche e dal paradosso di una società senza società.
Carlo Ramous
(1926 – 2003)
Nato nel 1926 a Milano, nel 1938 si trasferisce a Bologna e frequenta il liceo artistico dell’Accademia di Belle Arti. Negli anni ‘40 si scrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove studia con Marino Marini. Nel 1956 ha realizzato la sua prima mostra personale alla Galleria il Milione, da qui inizia il suo percorso decennale che sfocia nelle sue opere di ferro di grandi dimensioni degli anni ‘70. Da ricordare la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972, l’esposizione Sculture contemporanee nel contesto urbano del 1973 e infine Mostra nello spazio urbano del 1974 a Milano. Dal 2006 è inserito tra i benemeriti al Famedio presso il Cimitero Monumentale di Milano.

Ferro verniciato nero
215 x 250 x 98 cm
Silenzio è una scultura così grande da permettere di accogliere al suo interno la forte presenza dell’uomo. Il perfetto equilibrio dà l’impressione che queste opere stiano librando nello spazio protendendosi verso l’alto.
Carlo Ramous
(1926 – 2003)
Nato nel 1926 a Milano, nel 1938 si trasferisce a Bologna e frequenta il liceo artistico dell’Accademia di Belle Arti. Negli anni ‘40 si scrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove studia con Marino Marini. Nel 1956 ha realizzato la sua prima mostra personale alla Galleria il Milione, da qui inizia il suo percorso decennale che sfocia nelle sue opere di ferro di grandi dimensioni degli anni ‘70. Da ricordare la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972, l’esposizione Sculture contemporanee nel contesto urbano del 1973 e infine Mostra nello spazio urbano del 1974 a Milano. Dal 2006 è inserito tra i benemeriti al Famedio presso il Cimitero Monumentale di Milano.

Bronzo
74 x 54 cm
L’opera nasce dalla collaborazione tra Enrico Baj e Alik Cavaliere, che erano amici fino alla scomparsa di Alik nel 1998. In Une dame d’autrefois si compenetrano le tecniche preferite dai due artisti: da una parte il collage di fiocchi e passamanerie per Baj, e dall’altra la fusione in bronzo, tecnica amata da Alik.
Enrico Baj e Alik Cavaliere
(1924-2003)
Nato nel 1924 a Milano dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1951 fonda il Movimento di Pittura Nucleare e collabora con artisti come Lucio Fontana, Paolo Manzoni, il gruppo Phases e Asger Jorn. Dagli anni ‘50 è stato presente nello scenario internazionale esponendo regolarmente a Parigi. Ha esposto in importanti sedi come Palazzo Grassi a Venezia; al Museum of Contemporary Art di Chicago e al Musée de l’Athénée, Ginevra realizzate tutte nel 1971.Dopo la sua morte nel 2003 una grande retrospettiva ha coinvolto importanti istituzioni milanesi come Spazio Oberdan, Accademia di Belle Arti di Brera, Galleria Giò Marconi, Fondazione Mudima.
(1926 -1998)
Alik Cavaliere frequenta sia la facoltà di Lettere all’Università degli Studi di Milano sia l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove successivamente per trent’anni è titolare della cattedra di Scultura. Il suo lavoro è difficilmente etichettabile ha portato avanti una ricerca sull’ uso di materiali eterogenei.

Filo di ferro ossidato
260 x 130 x 130 cm
Il volto entra in rapporto con l’ambiente circostante e gli eventi atmosferici, deperendo e invecchiando, spogliandosi così della presunzione dell’eternità propria dell’arte, mettendo in evidenza il trascorrere del tempo e la caducità propriamente umane.
Fabrizio Pozzoli
Nato nel 1973 a Milano dove vive e lavora. Ha studiato presso la scuola del fumetto di Milano. Dagli ultimi anni ‘90 inizia a lavorare con sculture di fil di ferro, dal 2005 lavora su opere di grandi dimensioni. Collabora con fotografi come Gianni Berengo Gardin, Andreas Bitesnich e Maurizio Galimberti. Le sue opere vengono utilizzate per l’allestimento di pièces teatrali.

Bronzo
50 x 70 x 310 cm
Il parallelepipedo o obelisco diventa qui un emblema dell’uomo che si squarcia, ma all’interno rivela il suo Io raffigurato da un altro parallelepipedo senza macchie e lucido. L’artista vuole creare una visione dell’inconscio come dire che Dio non è al di fuori dall’uomo, ma nell’uomo stesso.
Franco Zazzeri
Nasce nel 1938 a Firenze e a quindici anni inizia a lavorare la ceramica. Si trasferisce ad Arezzo dove lavora presso un marmista e frequenta la Scuola d’arte aretina. Nel 1960 a Milano si diploma alla scuola d’arte superiore del castello Sforzesco, mentre lavora presso una fonderia. Ha fatto parte del direttivo della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente dove tuttora è socio vitalizio. Ha tenuto più di trenta personali e molte collettive, tra cui la Biennale di Venezia nel 1986 e la Quadriennale di Roma nel 1999.

Bronzo
105 x 107 x 119 cm
L’artista riprende il tema del David accovacciato e colmo di paura e speranza, che lancia uno sguardo alle sue spalle. Il medesimo tema è affrontato focalizzandosi sulla ricerca della verità attraverso l’uso di linee morbide e risolute e una presa di coscienza sul reale.
Giacomo Manzù
(1908 -1991)
Nato a Bergamo 1908, si avvicina all’arte durante il servizio militare tra il 1927 e il 1928. Si trasferisce poi a Milano dove inizia a collaborare e divide lo studio con il pittore Aligi Sassu. Il primo Cardinale, opera più celebre dell’artista è del 1938, nel corso della sua carriera ne realizzerà più di 300 versioni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale fino al 1954 insegna Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, dal medesimo anno fino al 1960 insegna all Sommerakademie di Salisburgo. Dal 1947 al 1964, il centro del suo lavoro diviene la Porta della Morte per la Basilica di San Pietro dove si palesa la sua rottura con gli aspetti più accademici.
NON PIÙ ESPOSTA

Ferro
300x300x25 cm
La scultura, caratterizzata da un ampio disegno geometrico, si impone nell’ambiente cercando di abitarlo senza perdere gli spigoli che caratterizzano la propria forma.
Giovanni Campus
(1929 - 2025)
Nato a Terranova di Pausania, in provincia di Olbia. Dopo gli studi completati a Genova, dai primi anni ‘50 sperimenta nella tecnica pittorica usando tecniche tradizionali e materiali innovativi. Nei primi anni '60 frequenta la Libera Accademia di Belle Arti di Livorno, sempre dei medesimi anni sono le sue prime partecipazioni a esposizioni di livello nazionale, poi allargandosi sullo scenario internazionale. Durante questo periodo soggiorna diverse volte a Parigi e a New York tra gli anni ‘80 e ‘90.

Bronzo
1300 x 200 x 200 cm
L’opera è alta ben tredici metri e testimonia i punti fondamentali della poetica dell’artista che ricerca l’equilibro tra leggerezza e potenza fisica della materia. La scultura è caratterizzata da vuoti improvvisi alternandosi con linee che tendono al cielo come getti di vitalità intrinseca che occupano lo spazio circostante.
Giuseppe Maraniello
Nato nel 1945 a Napoli, dopo gli studi artistici inizia a insegnare. Nel 1975 lascia la fotografia a favore della pittura e della scultura. Espone in Italia e all’esterno, tra le sue partecipazioni si annovera la sua sala personale alla Biennale di Venezia del 1990. Nel 2025 ha realizzato un’importante mostra personale Asa Nisi Masa presso i Musei Reali di Torino.
NON PIÙ ESPOSTA

Bronzo
300 x 600 x 120 cm
Un enorme siluro con una superficie dove sono iscritti misteriosi geroglifici si insinua con prepotenza nel terreno. Tuttavia l’opera non appare gravosa; anzi, sembra trasportare lo spettatore nel mondo fantasioso dell’artista.
Giuseppe Maraniello
Nato nel 1945 a Napoli, dopo gli studi artistici inizia a insegnare. Nel 1975 lascia la fotografia a favore della pittura e della scultura. Espone in Italia e all’esterno, tra le sue partecipazioni si annovera la sua sala personale alla Biennale di Venezia del 1990. Nel 2025 ha realizzato un’importante mostra personale Asa Nisi Masa presso i Musei Reali di Torino.
NON PIÙ ESPOSTA

Ferro verniciato
140 x 90 x 300 cm
L’artista mira a creare un luogo dove rilassarsi in armonia con la Natura, formando due identiche lastre di ferro verniciato posizionate in tal modo da creare un vuoto inclinato di attraversamento visivo. Le due lastre distorte paiono sostenersi a vicenda.
Grazia Varisco
Nasce nel 1937 a Milano dal 1956 al 1960 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, allieva anche di Achille Funi. Dal 1960 fino alla metà degli anni ‘60 porta avanti la sua ricerca artistica come esponente del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Gabriele De Vecchi. Si dedica all’attività didattica tra il 1997-1980 e dal 1981 al 2007 è titolare della cattedra di Teoria della percezione all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2007, su indicazione dell’Accademia di San Luca, riceve dal presidente Giorgio Napolitano il Premio nazionale Presidente della repubblica per la Scultura. Nel 2018 le viene conferito, in occasione dell’apertura dell’anno accademico dell’Accademia dei Lincei, il premio Antonio Feltrinelli per le Arti visive.

Ferro, bronzo, legno
200 x 85 x 85 cm
L’Albero è chiuso in una gabbia costruita dall’uomo che desidera controllare e distruggere la Natura; nonostante la sua prigionia però, l’albero produce delle foglie dorate, simbolo della vitalità. Con la piccola finestrella che ci permette di osservare meglio l’Albero, ci testimonia l’impossibilità di richiudere la forza della Natura.
Lorna Maria Cerrano
Nata nel 1952 a Varese, vive attualmente a Milano. Dagli anni ‘90 porta avanti una ricerca trasversale e polimaterica. Espone in Italia ma anche a Londra, Amburgo e Zurigo. Nella sua ricerca artistica temi ricorrenti sono la relazione tra naturale e artificiale e la precarietà dell’ecosistema. Una sua opera è presente a Palazzo Lombardia a Milano.

Bronzo
95 x 310 x 125 cm
L’artista riprende il gesto dell’atleta mentre nuota, ispirandosi anche alla Nuotatrice del suo maestro Arturo Martini. L’opera instaura un stretto legame con lo specchio d’acqua dell’Idroscalo.
Luciano Minguzzi
(1911-2004)
Nato a Bologna nel 1911, dopo aver studiato inizialmente con il padre scultore, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove segue i corsi di scultura di Ercole Drei e quelli di incisione di Giorgio Morandi. Contemporaneamente frequenta le lezioni di storia dell’arte di Roberto Longhi. Nel 1934 vince una borsa di studio che gli permette di soggiornare per due mesi a Parigi. Partecipa a esposizioni di rilievo internazionale, durante la Seconda guerra mondiale è attivo nella resistenza. Vince la Biennale di Venezia sia nell’edizione del 1950 che in quella del 1952. Dal 1954 al 1968 ricopre la cattedra di scultura all'Accademia di Brera. È autore di importanti opere di carattere pubblico come La Quinta Porta del Duomo di Milano e La Porta del Bene e del Male in San Pietro in Vaticano.
NON PIÙ ESPOSTA

Bronzo
h 210 cm
La scultura si avvita su sé stessa con un corpo che sembra sfidare la gravità e lo spazio. Termina con un viso di donna elementare e primitivo. Contemplarla permette di ritrovare il significato simbolico della memoria e dell’intuizione di mondi possibili per il futuro.
Marcello Pietrantoni
(1934-2025)
Nato a Brescia nel 1934, nel corso della sua vita accanto alla professione di architetto sperimenta con diversi materiali fino alle sculture di bronzo del 1986. Espone a Venezia, Roma, Brescia, Firenze, Pietrasanta, Bologna, Viareggio, Torino, Napoli, Palermo e all'estero a Parigi, Berlino, Bruxelles, San Francisco, New York, Londra. Inoltre, presenta al padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2011e alla Prima Biennale di Palermo.

Marmo nuvolato di Carrara
100 x 100 x 300 cm
Questi blocchi in marmo di Carrara sono scolpiti con simboli, parole e pittogrammi che provengono dai massimi poeti del mondo, mentre ciò che è disegnato proviene da antiche lingue: dall'Egitto, all'Isola di Pasqua, al Sudafrica.
Marco Nereo Rotelli
Nato nel 1955 a Venezia, si laurea in Architettura nella medesima città nel 1982. Ha partecipato a ben otto edizioni della Biennale di Venezia. Il suo lavoro si concentra da anni sulla luce e sull’interazione di questa con la poesia.

Legno di recupero e acciaio corten
430 x 300 x 100 cm
Vento per la sua forma, evoca l'agente atmosferico di cui porta il nome; il legno di recupero e l'acciaio corten di cui la scultura è formata permettono alla luce di riflettersi, evidenziando così il legame tra l'opera e l'ambiente. L'artista, con quest'opera, vuole rendere omaggio alla natura e invitare a una riflessione sulla salvaguardia dell'ambiente.
Maria Cristina Carlini
Nata a Varese nel 1942. La sua carriera artistica prende avvio lavorando le ceramiche per poi estendere la sua ricerca cimentandosi con diversi materiali come gres, legno di recupero e acciaio corten. I suoi lavori sono esposti in America, Asia ed Europa. Nel 2025 è nata la Fondazione Maria Cristina Carlini dedicata al suo lavoro.

Ferro
900 x 600 x 50 cm
L'opera fa parte di un percorso iniziato negli anni settanta sulle esperienze compiute sotto forma di scultura. L'artista diventa così un architetto ponendosi in una relazione diretta con il sito e l'ambiente naturale.
Mauro Staccioli
(1937 – 2018)
Nato a Volterra nel 1937 dopo il completamento degli studi si dedica all’insegnamento e alla sua carriera artistica. Negli anni ‘70 inizia a sviluppare l’idea di una scultura che si mette in relazione con il luogo, inizia a lavorare con forme essenziali utilizzando materiali semplici come cemento, ferro e acciaio corten. È un’artista di fama internazionale, i suoi interventi sono presenti in Germania, Gran Bretagna, Israele, Stati Uniti, Francia, Belgio, Portogallo, Puerto Rico, Equador, Corea, Taiwan e Marocco.

Marmo di Carrara
300 x 140 x 150 cm
Il candore del marmo di Carrara si fonde con i segni che paiono come simboli alchemici, topologie sconosciute e sacre.
Medhat Shafik
Nato nel 1956 in Egitto, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ora vive a lavora in Italia. Ha vinto il Leone d’oro nel 1995 per la realizzazione del padiglione dell’Egitto alla Biennale di Venezia. Nel 2003 vince il Lile Grand Prix alla IX Biennale del Cairo. Il Metropolitan Museum di New York lo ha definito come uno dei più interessanti scultori del mondo arabo del XX secolo.

Ceramica
220 x 160 x 2 cm
Il titolo di quest’opera è un chiaro riferimento al movimento perpetuo delle anime dei defunti descritto da Virgilio nell’Eneide. Un secondo possibile significato si può dedurre se l’opera viene osservata attraverso il filtro delle vicende geopolitiche e dei flussi migratori.
Nada Pivetta
Nata a Milano nel 1970 si diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1992. Nel 2011 la sua opera è stata scelta, come artista di nazionalità italiana, per la collezione di Arte Contemporanea della Banca Centrale del Lussemburgo. Ha partecipato a progetti nazionali e internazionali come invitata per una residenza d’artista a Shanghai da Winnie Wong di West Gallery. Ad oggi è docente di Progettazione di Interventi Urbani e Territoriali all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e ideatrice del progetto Arte sotto Milano per la riqualificazione della metropolitana milanese con sculture dei giovani artisti.

Ferro colorato
200 x 900 cm
La Balena è il filo rosso del lavoro dell’artista, che le considera come simbolo di saggezza e ricerca interiore. In questo caso, silhouette di diverse balene sono rese attraverso ferro colorato di rosso, in richiamo al tema del mare.
Nicola Salvatore
Nato nel 1951 in provincia di Avellino, ad oggi vive e lavora a Como. Oltre a partecipare a mostre in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia del 2011, è titolare della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove ha promosso il progetto Trattoria da Salvatore connubio tra arte e cibo che unisce studenti e personaggi del mondo artistico.



